sabato 5 gennaio 2008

Intervista a Bud Spencer e Terence hill

Quasi quarant’anni di carriera insieme, una serie impressionante di film di successo e di incassi da capogiro, in coppia e anche da soli. Impossibile non ricordare il poliziotto napoletano dal cuore d’oro Piedone, creato da Steno su misura per Bud Spencer, oppure le incursioni americane di Terence Hill come Mister Miliardo e Poliziotto Superpiù, fino al grande successo televisivo di Don Matteo. Segno che l’affetto nei confronti di queste due icone è rimasto immutato nel corso degli anni, ma merito anche di una professionalità davvero rara al giorno d’oggi e di una formula che non ha mai smesso di funzionare.

La vostra collaborazione inizia nel 1967 con Dio perdona, io no. Come avete fatto a mantenere vivo nel pubblico il desiderio di vedere i vostri film?

Ci siamo centellinati, abbiamo fatto un film insieme all’anno, nonostante distributore e produttore volessero che ne girassimo anche due o tre. Ma noi ce lo siamo detto subito: se vogliamo durare, non possiamo bruciarci.
E quando non lavoravamo insieme… facevamo i film per cavoli nostri.

Ma prima avete lavorato anche ad un altro film: Annibale

…Mah, questa storia di Annibale noi non la sapevamo, non ci conoscevamo nemmeno. Abbiamo girato separatamente le scene, non ci siamo mai incontrati sul set.
Il grande successo comunque è arrivato con i due Trinità…No, i soldi li aveva fatti anche Dio perdona, io no.In effetti questa è una cosa che non è mai stata presa in grossa considerazione. Noi siamo arrivati un po’ tardi nel western. Io ne avevo girati un po’ in Germania e vedevo che nel 1964, quando Leone girò Per un pugno di dollari, io avevo già perso il treno. Quando ci trovammo sul set di Dio perdona, io no, il genere in Italia aveva già stancato e il successo di quel film, che era comunque molto particolare, ci sorprese. Ma erano film fatti bene, diretti da registi bravi che giravano in velocità e con pochi soldi, e che vendevano molto bene all’estero. Il western in Italia era finito all’inizio degli anni Settanta e proprio allora arrivò Trinità. Ma anche in questo caso non possiamo prenderci il merito, non avevamo mica detto “Questo film lo facciamo più comico per superare questo momento di crisi”. Se abbiamo un merito è quello di avere apprezzato il copione e di avere chiesto di ampliare la parte di Bambino per potere lavorare ancora di più insieme.

Com’è avvenuto il passaggio dal western al vostro cinema successivo?

Dal desiderio di non ripetersi e oggi come oggi diciamo pure che è stato un peccato, perché Enzo Barboni, il regista di Trinità, aveva pensato a un titolo bellissimo: …e insistevano a chiamarlo Trinità. Ma all’epoca non c’era stato Stallone che aveva fatto 6 Rocky, quindi 2 sequel sembravano troppi. Cercammo allora un’ambientazione diversa e ce ne andammo in Colombia nei panni di due piloti a girare Più forte ragazzi.

I vostri nomi d’arte: come sono nati?

Terence->Il mio l’ho scelto da un elenco. Avevo solo poche ore per trovarmi un nome d’arte che suonasse americano. Mi hanno dato questa lista di nomi che suonavano bene.

Bud->Ho studiato lettere antiche, amo Terenzio, quindi…Nessuna lista per me! Avevo una bottiglia di Bud proprio davanti agli occhi, la mia birra preferita, è stata una cosa automatica. Poi Spencer Tracy è sempre stato il mio attore preferito, quindi è stato facile.Un tempo accadeva spesso che gli attori italiani venissero doppiati…All’inizio sì, venivamo doppiati, ma c’è una cosa importantissima da considerare, ovvero che tutti i nostri film venivano girati in inglese, perché già in fase di produzione erano venduti all’estero. Era buffo che nel resto del mondo tutti conoscevano le nostre vere voci ed in Italia no.Poi in quegli anni non ci si poneva neanche il problema: si faceva e basta. E noi abbiamo avuto la fortuna di avere due doppiatori eccellenti, Pino Locchi per me e Glauco Onorato per Bud. È un po’ come successe per Clint Eastwood nei film di Sergio Leone: la voce di Eastwood era completamente diversa da quella di Enrico Maria Salerno che però era uno dei migliori attori italiani, quindi il peso dell’interpretazione era decisamente diverso in questo modo.

I vostri film sono sempre stati un’alchimia perfetta, dalla collaborazione con Enzo Barboni alle musiche dei fratelli De Angelis, alle storie sempre divertenti. Come riuscivate a creare ogni anno un successo?

Nessuno lo sapeva, nemmeno gli sceneggiatori. Era tutto un automatismo perfetto. Abbiamo visto cose inaudite in tutta Europa; in Svezia, nonostante i sottotitoli, portavano via gli spettatori dal cinema con l’ambulanza per quanto ridevano!E poi voi siete ancora dei campioni d’incassi…Siamo meglio di Via col Vento! Variety ha fatto un calcolo degli incassi considerando il tasso d’inflazione e siamo ancora i migliori.

1 commento:

Francesco Romani ha detto...

Si, giusta la scelta di non fare insieme due, tre film l' anno. Così hanno potuto avere successo sia insieme che da soli a lungo termine.
Forse con Trinità 2 il western era già stato piuttosto sdoganato e adombrato dalla commedia e dalla comicità. Giusto cambiare e fare film diversi.